di Rosa Surico
Italia – America, la crisi diplomatica scorre via social in diretta mondiale, tra l’ attempato tycoon americano e la premier italiana Giorgia Meloni. Dovendo scegliere una colonna sonora, omaggiamo Jimmy Fontana, anno 1960, “L’ amore non è bello se non è litigarello”. Resta da capire a questo punto però, se di amore si sia mai trattato
Era il 1985, i fratelli italiani Vanzina, regalano alla storia italiana del cinema, il film cult, genere Thriller, “Sotto il vestito niente“. Il mondo della moda milanese usato come metafora: da un lato l’ apparenza, dall’ altro l’ assenza della sostanza.
Sarà un fotografo a pronunciare la frase clou della pellicola: “Chi è una modella!?Un corpo, un volto, un po’ di trucco, un bel vestito, e sotto il vestito… niente”
Ribaltiamo questa amara constatazione o domanda di impronunciabile risposta su Donald, il Trump, protagonista negli ultimi giorni, di un siparietto con il primo Ministro Italiano, Giorgia Meloni. Lo screzio viene impropriamente accostato a un litigio tra due impegnati in una storia sentimentale di tipo tossico, tuonerebbe l’ esperto in dinamiche sentimentali. I titoli di Libero in tre giorni, prima e dopo il G7 sintetizzano il tutto:
Prima, “Giorgia – Donald, di nuovo amore”
Dopo, “Non era vero amore- Trump è un coxxione“
La Meloni , additata nella dichiarazione di Trump, come fosse la protagonista, ancora, di un’ altra dinamica tossica: lei la (chaser), lui il (runner ). Lei insegue lui per una foto, mentre lui la ignora, ma mosso da spirito magnanime, di pietà non commossa, gliela concede. Dichiarazioni del tutto infondate – ha fatto sapere subito la premier.
L’ opinione pubblica si mobilita: da destra a sinistra c’è chi solidarizza con la donna, madre, cristiana, Giorgia e chi invece quasi con ghigno sussurra: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.
Nell’ Italia MMXXVI, all’ alba della venuta del generale che si veste in autonomia con i panni del valoroso Annibale, alias Vannacci, con la sua visione e con le sue dichiarazioni di tipo linguistico, sul Femminicidio, si è assistito a uno scatch d’ altri tempi, in differita dagli studi del G7: il patriarcato, espressione ammiccante e da piaSCione, (per dirla con la sc di Giorgia) dalla capigliatura ramosa tendente al ruggine. Di questo si è trattato. La legge del più forte, e non per la prima volta, messa in atto: da un lato il Presidente americano, uomo che “non deve chiedere mai“, non sia mai contraddetto, si presenta al forum intergovernativo come il “Boss”.
Dall’ altro Giorgia Meloni. Donna. Presidente del Consiglio italiano. Sembrano ormai lontani anche se vicinissimi, i tempi in cui la premier, evidentemente ancora con il prosciutto sugli occhi,( direbbe lo psicoterapeuta improvvisato della porta accanto) lo definiva un vero presidente meritevole del Premio Nobel per la Pace e in linea con tutti i suoi predecessori Repubblicani ( quelli che non la creano la guerra, la evitano)
Certo è che anche qualche ora fa, Donald forte delle preghiere dei fans (tra i quali ha scartato Giorgia come fa un banale “narcisista manipolatore” attuando lo scarto! Santo esperto de noi altri zittisciti! ) nel suo entourage, in preda a visioni mistiche per le quali l’ hanno paragonato di recente al Messia, è riuscito in un’ impresa di tipo stellare per l’ Italia. Ha accostato, sempre in diretta mondiale, Giuseppe Conte a Giorgia Meloni. “GiGiorgia, è il nuovo Giuseppi” – si legge – Un nuovo refuso involontario, in una domenica di inizio estate?
L’ espressione “Giuseppi“, ricordiamo, è spesso utilizzata a destra, per ricordare il passato mandato del presidente a cinque stelle, che lancia un messaggio, di non pervenuta collocazione, dai microfoni di LA7:
“Da Trump parole inaccettabili. Ma se tu Meloni lo assecondi in tutto, è normale prendere schiaffi in faccia”.
Da Sinistra nessuna dichiarazione, nemmeno sinistra, da parte della leader del centro – sinistro, in merito a quella che appare essere a tutti gli effetti una delegittimazione, un attacco alla donna, alla politica, all’ Italia.
Dal Summit Ue, sono arrivate anche le parole del Primo Ministro Sanchez senza se e senza ma: tutta “la sua solidarietà” pubblicamente e in privato alla premier Giorgia Meloni per le dichiarazioni di Donald Trump.
“In sede di Consiglio europeo – afferma – le ho espresso la mia solidarietà di fronte a questo attacco che non è né politico né personale; in realtà non so nemmeno come definirlo.”
Sotto il vestito niente. “Ma chi è un politico“? Potrebbe chiedere il fotografo del film a questo punto. Cosa c’è sotto l’ abito di un politico?
Sanchez vuoi dimostrare tu cosa c’è sotto il vestito ?Protocolli istituzionali e linguaggio, sempre rispettando.



