di Emanuela Perrone
Stefano Cervellera, professore a contratto di Statistica e responsabile dell’Ufficio di Statistica del Comune di Taranto, delinea un quadro demografico preoccupante
Taranto continua a perdere pezzi. Quartiere per quartiere, anno dopo anno. Dal 2011 al 2025 sono 37mila le persone che hanno cambiato residenza lasciando il capoluogo ionico per trasferirsi in altri comuni della provincia o nelle grandi città italiane. È uno dei dati più significativi forniti da Stefano Cervellera, professore a contratto di Statistica e responsabile dell’Ufficio di Statistica del Comune di Taranto, che fotografa una tendenza ormai strutturale.
A spostarsi non sono soltanto i giovani in cerca di lavoro. I dati raccontano dinamiche diverse. Ben 2.758 persone si sono trasferite a Leporano, probabilmente proprietari di seconde case; 1.459 a Pulsano; 1.095 a San Giorgio Ionico; 1.064 a Statte.
Ma il dato più rilevante riguarda le grandi città: 1.859 tarantini si sono trasferiti a Roma e 1.477 a Milano. Seguono Bologna (693), Torino (540) e La Spezia (430).
L’età media cambia a seconda della destinazione. Chi parte per Milano e Roma ha circa 34 anni: giovani in età lavorativa, spesso qualificati. Verso Leporano, Pulsano e San Giorgio Ionico si spostano invece quarantenni (età media 42 anni), presumibilmente famiglie. A La Spezia l’età media è di 32 anni, verosimilmente legata all’ambito marittimo.
Il calo non dipende solo dall’emigrazione. Il saldo demografico è fortemente negativo: nel 2025 si registrano 997 nati contro 2.033 morti, con una perdita netta di circa mille residenti in un solo anno. Un divario che continua ad aumentare.
Il declino dura ormai da tempo. Nel 1981 Taranto contava 244mila abitanti; nel 1991, dopo lo scorporo di Statte, erano 216mila. Nel 2021 si è scesi a 189mila. Oggi i residenti sono 186.565, di cui 7.259 stranieri. Ogni anno si perdono migliaia di abitanti.
Secondo le proiezioni demografiche elaborate su base Istat, entro il 2030 si scenderà sotto i 180mila abitanti e tra vent’anni si potrebbe arrivare a meno di 165mila, con altri 20mila residenti in meno.
Il fenomeno non è uniforme. L’area che ha perso più abitanti nell’ultimo decennio è quella di Salinella/Montegranaro, insieme a Tre Carrare-Solito: 5mila residenti in meno in dieci anni. Il Borgo aveva già perso tra il 1991 e il 2011 circa 20-30mila persone.
Taranto 2 registra invece una lieve crescita (+500 abitanti). Crescono anche San Vito, Lama e Talsano, oggi tra le zone più popolose, ma con un’età media destinata a salire fino a 50 anni entro il 2030.
Il quartiere più giovane è Paolo VI, con un’età media di 42 anni. Montegranaro è il più anziano, con 50 anni di media, e quindi più esposto a un saldo negativo.
“Il calo demografico è persistente da oltre trent’anni. – spiega Cervellera – Taranto ha iniziato a perdere popolazione proprio nella fase di raddoppio dell’Ilva, oggi Acciaierie d’Italia. La situazione industriale e occupazionale ha inciso profondamente sulle scelte delle famiglie. La crisi economica, un mercato immobiliare stagnante e la difficoltà di prospettive lavorative spingono molti giovani ad andare via o a non mettere sù famiglia”.
Nel post-Covid si era registrata una piccola ripresa: nel 2024 si è osservato un calo della mortalità e un lieve aumento delle nascite. Ma Taranto resta la città con il tasso di natalità più basso della Puglia.
In questo scenario, la presenza straniera assume un peso crescente. Gli oltre settemila residenti stranieri, contribuiscono con un numero di figli superiore alla media locale che attenua parzialmente il saldo negativo. Ma non basta a compensare l’emigrazione dei giovani tarantini e la denatalità diffusa.
Il quadro che emerge è quello di una città che si riduce e invecchia. Un declino demografico che non è solo statistica, ma trasformazione sociale ed economica.


