Nel mezzo c’è una questione concreta e urgente: la concessione dello stadio San Nicola per la stagione sportiva 2026-2027, requisito indispensabile nell’ambito delle procedure previste dal sistema delle Licenze Nazionali. Con la scadenza del 16 giugno ormai vicina, il Bari è costretto a cautelarsi valutando impianti alternativi, persino fuori regione
Bari calcio, il momento delle responsabilità: oltre gli scontri, servono soluzioni. Attorno “alla” Bari si è creato, nelle ultime settimane, un clima che rischia di allontanare tutti dall’obiettivo principale: garantire un futuro solido alla squadra che rappresenta sportivamente una città intera e una delle tifoserie più importanti d’Italia.
La frattura tra la famiglia De Laurentiis, proprietaria del club e una larga parte della tifoseria, nasce da lontano. Gli scarsi risultati sportivi delle ultime stagioni, culminati con la recente retrocessione in Serie C, hanno progressivamente eroso il rapporto di fiducia tra la proprietà e l’ambiente barese. Una situazione già delicata che si è ulteriormente aggravata negli ultimi giorni con il duro confronto istituzionale tra il sindaco Vito Leccese e il presidente Luigi De Laurentiis.
Lo scambio epistolare reso pubblico non ha prodotto effetti positivi. Al contrario, ha irrigidito le posizioni. Il sindaco ha assunto una linea molto netta, difficile da rivedere senza apparire incoerente agli occhi dei cittadini e dei tifosi. Dall’altra parte, Luigi De Laurentiis ha manifestato disponibilità a confrontarsi direttamente a Palazzo di Città per illustrare i programmi futuri della società.
Nel mezzo c’è una questione concreta e urgente: la concessione dello stadio San Nicola per la stagione sportiva 2026-2027, requisito indispensabile nell’ambito delle procedure previste dal sistema delle Licenze Nazionali. Con la scadenza del 16 giugno ormai vicina, il Bari è costretto a cautelarsi valutando impianti alternativi, persino fuori regione. È proprio in questa fase che sarebbe opportuno abbassare i toni e riportare il dibattito sul piano della realtà.
Il Bari calcio rappresenta certamente un patrimonio identitario della città. È un simbolo collettivo, una passione che attraversa generazioni e che contribuisce all’immagine stessa del capoluogo pugliese. Tuttavia resta una società privata, con una proprietà privata che ne sostiene oneri, investimenti, responsabilità economiche e scelte gestionali.
Questo principio non piace a tutti, ma è un dato di fatto. Le decisioni sportive e finanziarie competono alla proprietà. Le istituzioni possono dialogare, vigilare sul rispetto delle regole e tutelare gli interessi pubblici legati alle infrastrutture cittadine, ma non possono sostituirsi ai soci nelle scelte aziendali.
Gran parte delle tensioni attuali ruota inoltre attorno al tema della multiproprietà. È comprensibile che Bari e i suoi tifosi non accettino l’idea di essere percepiti come una “seconda squadra”. È una sensibilità che va rispettata e che negli anni ha alimentato diffidenza e contestazione. Tuttavia anche su questo punto occorre mantenere lucidità.
La normativa federale prevede tempi precisi e il nodo potrà essere affrontato concretamente soltanto alla scadenza prevista dal regolamento. Mancano ancora due stagioni sportive complete e immaginare oggi quale sarà lo scenario del 2028 appare esercizio quasi impossibile. Nel calcio italiano, in pochi mesi cambiano classifiche, assetti societari, categorie e prospettive. Figurarsi in due anni.
Per questo motivo appare ragionevole immaginare che, prima della scadenza del 16 giugno, possa prevalere il buon senso. Un incontro tra Comune e società, accompagnato dalla presentazione di un piano industriale credibile e di una visione chiara per il rilancio sportivo, consentirebbe di rasserenare il clima. Il sindaco potrebbe rivendicare il proprio ruolo di tutela degli interessi della città. La società potrebbe garantire le condizioni necessarie per l’iscrizione al campionato e per l’utilizzo del San Nicola.
Sarebbe una soluzione nell’interesse di tutti. Ai tifosi, oggi più che mai, va riconosciuto il diritto alla critica e alla delusione. La retrocessione ha lasciato ferite profonde. La contestazione nasce da aspettative tradite e da un amore sconfinato per questi colori. Ma proprio perché il Bari appartiene emotivamente a centinaia di migliaia di persone, occorre evitare che rabbia e frustrazione impediscano di distinguere tra obiettivi immediati e questioni che richiederanno tempi più lunghi.
Oggi la priorità è garantire al Bari la possibilità di ripartire dal San Nicola e dal campionato che si è conquistato sul campo, seppure amaramente in Serie C. Tutto il resto, dal futuro assetto proprietario alla questione multiproprietà, potrà essere affrontato successivamente nei tavoli opportuni.
La storia insegna che i bracci di ferro raramente producono vincitori. Nel calcio, ancora meno. Servono dialogo, responsabilità e una visione condivisa del bene comune. Perché al di sopra delle polemiche, delle lettere e delle contrapposizioni, resta una certezza: il Bari, la sua città e il suo popolo meritano un futuro costruito sulle soluzioni e non sugli scontri.


