di Vittorio Galigani
Con il nuovo sindaco che potrà soltanto emettere un bando, nel quale saranno fissati i presupposti (anche finanziari) indispensabili per presentare una manifestazione d’interesse. Potranno partecipare tutti, solo se in regola con i pagamenti e con i requisiti
Il calcio a Taranto. La situazione è veramente complessa. Il mancato rispetto delle norme, per l’accumularsi progressivo delle inadempienze finanziarie, ha indotto la giustizia sportiva e federale a decretare l’esclusione della squadra dal campionato. Una figuraccia. Per di più sono in corso, presso la locale Procura della Repubblica, accertamenti sulla consistenza patrimoniale della Società. Di conseguenza a Taranto, da mesi, non si parla più di calcio.
Nella realtà la disfatta finanziaria del Club si è accelerata nelle ultime due stagioni. Le cause, molteplici, sono state acuite anche dalla crisi del siderurgico, che ha messo in ginocchio il territorio, inclusa l’azienda della proprietà. Su tutto pesa anche una gestione poco oculata ed alcuni fattori esterni che hanno inciso, in maniera determinante, sulle economie della Società.
Predominanti gli eccessi finanziari della gestione 2023/24. Il rapporto deficitario tra costi e ricavi ha portato a chiudere il bilancio di quella stagione (riscontrabile in Camera di Commercio) con un saldo passivo incolmabile in considerazione della insufficiente produzione delle entrate. L’incendio doloso della curva nord dello Iacovone, la gare a porte chiuse, il fuggi fuggi degli sponsor, tutti fattori che hanno inoltre inciso negativamente sui mancati ricavi. I vertici della Società, poco lungimiranti, hanno sottovalutato l’incidenza negativa di questi aspetti.
I Giochi del Mediterraneo e la necessità di abbattere le strutture dello Iacovone, lo sfratto conseguente. Il Taranto per più di due anni senza casa, senza incassi e senza sponsor. Tutti eventi che hanno inferto il colpo di grazia definitivo. Le casse della Società, già esigue, non hanno retto all’urto.
La poca avvedutezza di Giove e la pletora dei “chiacchieroni” che lo hanno avvicinato, nel passato più recente, hanno completato l’opera. L’inconcludente Campbell, per primo, ha “infinocchiato” tutti. Melucci e Azzaro hanno abboccato. L’inglese era perfino arrivato a “promettere” ruoli a soggetti improbabili, del territorio, per di accattivarsi le simpatie dell’ambiente. L’Agenzia delle Entrate ha successivamente “smontato” la teoria del pagamento (in surroga) degli F24, effettuato con crediti d’imposta irrintracciabili che ha definitivamente cancellato la squadra dalla classifica del campionato da poco concluso.
A Taranto non si parla più di calcio. Di Zerbo, che doveva acquistare la Società dopo pochi giorni, si sono perse le tracce. I termini per il ricorso al Collegio di garanzia del Coni scadono il 6 maggio. Vedremo di eventuali esiti. Il futuro di F.C. Taranto 1927 srl, in ogni caso, è più che mai nebuloso. Di calcio, in città, non si parla più, ma ci sono diversi movimenti sotterranei. Da quel candidato consigliere comunale, “prezzemolino”, che ambisce all’assessorato allo sport con lo scopo, malcelato, di mettere mani, successivamente, sulla locale squadra di calcio.
A quella linea di pensiero, sostenuta dal Commissario ai Giochi del Mediterraneo, che confida sulla costituzione di una fondazione, con iniziative per ora riservate, che dovrebbe coltivare la “rinascita” dello sport cittadino, calcio incluso. Ferrarese, nel timore che lo Iacovone possa diventare una cattedrale nel deserto, ha anche dichiarato che, costatata l’assenza di soggetti interessati, iscriverà lui una squadra. Ricorrendo, magari, al sostegno dell’imprenditoria del territorio. Altri, più o meno anonimi, si stanno “agitando” alla ricerca, in provincia, del titolo sportivo di una club dilettantistico da trasferire a Taranto, cambiando denominazione. Tutto comunque solo apparentemente sotto traccia. E comunque con iniziative soltanto velleitarie intraprese con un’approssimazione assoluta.
Senza contare che il nuovo Taranto dovrà ripartire dall’Eccellenza regionale, privato, per i lavori in corso, della disponibilità immediata dello Iacovone, almeno per una stagione. Servirà, in ogni caso, un piano industriale che preveda la scalata, alla categoria professionistica, nel minor tempo possibile. Con un investimento (corposo) di milioni di euro. Il tutto adeguandosi a una procedura imposta dalla Federcalcio. Con il nuovo sindaco (si andrà alle urne il prossimo 25 maggio) che potrà soltanto emettere un bando, nel quale saranno fissati i requisiti (anche finanziari) indispensabili per presentare una manifestazione d’interesse. Potranno partecipare tutti, solo se in regola con i pagamenti e con i requisiti. Con una pregiudiziale, positiva e determinante.
Deciderà la Federcalcio. Nessun altro. Saranno i vertici federali a consegnare, nelle mani sicure, di chi possiede credenziali ineccepibili e progetti certificati, il titolo sportivo, la nuova matricola, indicando altresì la categoria di appartenenza.


