Dopo un passaggio al Corriere dello Sport, nel 2003 approda al Corriere della Sera, nella redazione di Bari, allora guidata da Maddalena Turanti. È qui che inizia una crescita professionale fatta non solo di scrittura, ma anche di comprensione dei meccanismi interni del giornale: dalla costruzione delle pagine al coordinamento della redazione
Michele Pennetti, il giornalismo come vocazione. C’è un filo rosso che lega la passione giovanile per lo sport alla maturità professionale nella gestione di una redazione complessa. È il percorso di Michele Pennetti, tarantino, 58 anni, formazione classica e laurea in Scienze Politiche, oggi capo della redazione barese del Corriere della Sera.
Una vocazione, quella per il giornalismo, che nasce presto. A soli 18 anni Pennetti muove i primi passi al Quotidiano di Puglia, inizialmente per passione più che per ambizione professionale, sotto la guida di Pierangelo Putzolu. Due anni dopo arriva la prima retribuzione, seguita da un contratto part-time che segna il passaggio da hobby a mestiere.
Le radici di quella passione affondano anche nell’amore per lo sport, praticato e raccontato e nell’ammirazione per firme che hanno fatto la storia del giornalismo sportivo italiano come Gianni Brera, Roberto Beccantini e Gianni Mura. Un modello di narrazione che univa competenza, stile e profondità.
Dopo un passaggio al Corriere dello Sport, approda al Corriere della Sera, nella redazione di Bari, allora guidata da Maddalena Tulanti. È qui che inizia una crescita professionale fatta non solo di scrittura, ma anche di comprensione dei meccanismi interni del giornale: dalla costruzione delle pagine al coordinamento della redazione.
Nel 2018 Pennetti assume la guida della redazione barese, composta da nove redattori e circa venti collaboratori. Il suo ruolo evolve: dalla scrittura all’organizzazione, dalla cronaca alla visione d’insieme. Un passaggio che non spegne, ma anzi alimenta la passione per il mestiere, in un continuo desiderio di miglioramento.
Il percorso professionale di Pennetti si intreccia con una fase di profondo cambiamento del sistema dell’informazione. La pandemia da COVID rappresenta uno spartiacque: impone nuove modalità di lavoro, dalla gestione a distanza delle riunioni di redazione alla centralità dell’informazione sanitaria. Ma soprattutto accelera una trasformazione già in atto.
Il giornalismo entra definitivamente nell’era digitale. Il tempo reale diventa la nuova dimensione, i social e le piattaforme online il terreno quotidiano di confronto. I lettori non sono più solo destinatari, ma diventano interlocutori attivi, capaci di orientare contenuti e priorità attraverso dati, click e interazioni. La carta stampata si trasforma progressivamente in un prodotto di nicchia.
In questo scenario, la sfida è duplice: adattarsi alle nuove tecnologie senza rinunciare ai principi fondanti della professione. La rapidità non deve compromettere la verifica delle fonti, la corsa alla notizia non può prevalere sulla sua attendibilità. È su questo equilibrio che si gioca il futuro dell’informazione.
Determinante, in questa fase, è stata la spinta dell’editore Urbano Cairo e del direttore Luciano Fontana, che hanno investito in strumenti e innovazione, favorendo una transizione verso un giornalismo più moderno, ma radicato nei valori della professione.
Nonostante il percorso nazionale, Pennetti non ha mai reciso il legame con la sua città d’origine, Taranto. Una realtà che osserva con attenzione e preoccupazione, consapevole delle difficoltà che attraversa: la mancanza di una classe dirigente forte, la fatica nel trovare una direzione chiara, il peso di questioni industriali ancora irrisolte.
Eppure, le potenzialità restano evidenti. Taranto è una città strategica, per posizione geografica e rilevanza economica e militare. Occasioni di rilancio non mancano, a partire dai Giochi del Mediterraneo, che potrebbero rappresentare un’opportunità concreta di rinascita, a patto di essere gestiti con visione e competenza.
Serve, secondo Pennetti, una scossa: morale, culturale, amministrativa. Una nuova classe dirigente capace di valorizzare le risorse del territorio e guidare la città fuori da una fase di paralisi. Perché Taranto, ricorda, è “bella, importante, strategica”. E merita di tornare ad esserlo pienamente.
La storia professionale di Michele Pennetti è anche questo: la dimostrazione che talento, dedizione e capacità di adattamento possono portare lontano, senza mai perdere il legame con le proprie radici. Un esempio di giornalismo vissuto come passione autentica e responsabilità quotidiana.


