Secondo quanto emerso, il progetto presentato da Legends Global potrebbe generare una ricaduta occupazionale stimata in circa 3.500 unità tra occupazione diretta e indotto, oltre a garantire una gestione professionale e continuativa degli impianti realizzati per i Giochi. Numeri che, se confermati, rappresenterebbero una delle più importanti opportunità di sviluppo economico degli ultimi decenni per Taranto
La novità è rappresentata da Legends Global, 3.500 posti di lavoro ed il futuro degli impianti. Ma Taranto non deve dimenticare chi ha tenuto vivo lo sport. Mancano appena ottanta giorni all’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo e Taranto si prepara a vivere uno degli appuntamenti più importanti della sua storia recente.
Dal prossimo 21 agosto gli occhi di tutto il bacino mediterraneo saranno puntati sulla città dei Due Mari. Un evento sportivo internazionale che coinvolgerà decine di nazioni e migliaia di atleti, ma che soprattutto lascerà in eredità al territorio impianti sportivi completamente rinnovati, infrastrutture moderne, interventi sulla viabilità e un importante recupero del decoro urbano, dai parchi pubblici alle aree verdi.
Una trasformazione che potrebbe rappresentare il punto di partenza per una nuova fase di sviluppo economico e sociale della città. La vera sfida, però, inizierà dopo la chiusura dei Giochi.
Come evitare che strutture costate centinaia di milioni di euro possano trasformarsi, nel giro di pochi anni, nelle solite “cattedrali nel deserto”? È proprio per rispondere a questo interrogativo che assume un’importanza straordinaria l’interessamento di Legends Global, multinazionale californiana, considerata tra i maggiori operatori mondiali nella gestione di grandi impianti sportivi.
Un colosso internazionale che opera già in quattro continenti e che offre servizi integrati che spaziano dalla consulenza strategica alla gestione delle strutture, dal marketing al merchandising, fino all’organizzazione di eventi live. Legends collabora con realtà prestigiose come il Real Madrid per l’ottimizzazione delle esperienze premium del Santiago Bernabeu, con lo stadio di Wembley, con il Liverpool Football Club e con importanti strutture sportive statunitensi, tra cui lo Yankee Stadium di New York. In Italia ha già formalizzato accordi per la gestione della nuova Arena di Cantù.
Nei giorni scorsi alcuni dirigenti della multinazionale sono scesi a Taranto per illustrare il proprio piano industriale. Agli incontri hanno preso parte il Direttore Generale del Comune di Taranto, Marco Lesto, l’Assessore Gianni Cataldino e rappresentanti della Fondazione dei Giochi del Mediterraneo. Sul tavolo una proposta destinata a far discutere.
Secondo quanto emerso, il progetto presentato da Legends Global potrebbe generare una ricaduta occupazionale stimata in circa 3.500 unità tra occupazione diretta e indotto, oltre a garantire una gestione professionale e continuativa degli impianti realizzati per i Giochi. Numeri che, se confermati, rappresenterebbero una delle più importanti opportunità di sviluppo economico degli ultimi decenni per Taranto.
Per una città che da troppo tempo attende una svolta sul fronte occupazionale, imprenditoriale e turistico, l’eventuale approdo di Legends potrebbe davvero costituire quello scatto in avanti che il territorio rincorre da anni.
Eppure, mentre si parla di futuro, emergono segnali che meritano una riflessione. Perché se da una parte si guarda con interesse a modelli gestionali internazionali, dall’altra appare difficile comprendere il clima di sostanziale freddezza che sembra essersi instaurato con alcune delle realtà che, negli anni, hanno sostenuto lo sport tarantino. Non si tratta di una questione secondaria.
Prima che arrivassero i Giochi del Mediterraneo, prima che si parlasse di investitori internazionali e di grandi piani industriali, c’erano imprenditori e dirigenti che investivano risorse proprie per mantenere alto il nome di Taranto nelle competizioni nazionali. Vale per il volley di vertice, rappresentato per anni da figure come Elisabetta Zelatore e Antonio Bongiovanni, protagonisti di una straordinaria esperienza sportiva culminata nella massima serie nazionale.
Vale anche per il calcio. Nei giorni scorsi i fratelli Ladisa hanno manifestato pubblicamente il proprio disappunto per non essere mai stati invitati dal Sindaco Piero Bitetti a visitare lo stato dei lavori dello stadio Erasmo Iacovone. Un episodio che ha inevitabilmente suscitato perplessità nel mondo sportivo cittadino.
Perché, al di là delle appartenenze e delle stagioni amministrative, appare difficile immaginare che chi oggi si sta impegnando per riportare il calcio rossoblù nelle categorie che gli competono possa restare estraneo alle riflessioni sul futuro dello stadio simbolo della città.
Lo Iacovone non è un impianto qualsiasi. È la casa storica del Taranto Calcio. Lo è stata per generazioni di tifosi e continuerà ad esserlo anche dopo i Giochi del Mediterraneo.
Nessuno mette in discussione la necessità di valorizzare economicamente gli impianti e di renderli produttivi durante tutto l’anno. Nessuno può contestare l’importanza di una gestione moderna, efficiente e manageriale.
Ma esiste una linea che non può essere superata. Lo stadio Iacovone potrà essere rinnovato, ammodernato, valorizzato e persino trasformato in un modello di gestione innovativa. Ma il Taranto non potrà mai essere “sfrattato” dalla propria casa.
Ecco perché oggi, più che mai, servirebbe un confronto aperto tra Ente civico, Fondazione dei Giochi, investitori privati e società sportive del territorio. Le opportunità offerte da Legends Global sono enormi e meritano di essere approfondite.
Taranto non può permettersi di perdere una simile occasione. Ma allo stesso tempo non può permettersi di ignorare chi, quando non c’erano né Giochi del Mediterraneo né multinazionali interessate agli impianti cittadini, investiva denaro, tempo e passione per tenere vivo lo sport tarantino.
Se davvero si vuole costruire un modello vincente per il dopo Giochi, il futuro dovrà necessariamente passare dal confronto di competenze internazionali e radicamento territoriale. Perché gli impianti possono essere gestiti da professionisti di livello mondiale. Ma il cuore dello sport tarantino continua a battere nelle società, nei dirigenti, negli imprenditori e nei tifosi che non hanno mai smesso di crederci.
E quel cuore merita rispetto, ascolto e soprattutto un posto al tavolo dove si sta decidendo il futuro dello sport cittadino.


