Di Vittorio Galigani
Nel calcio, come in ogni competizione organizzata, le emozioni accompagnano il percorso, ma sono i regolamenti a determinarne l’esito. E oggi quei regolamenti raccontano una sola verità: insistere nel coltivare illusioni non avvicina il Taranto alla Serie D, ma rischia soltanto di prolungare una speranza che le norme, purtroppo, hanno già spento. Per questo, il compito di chi informa non è alimentare speranze prive di fondamento, ma raccontare la realtà
Taranto, è il momento della verità: i regolamenti non si aggirano con gli appelli. La nota ufficiale diffusa dalla Lega Nazionale Dilettanti ha un merito preciso: quello di riportare il dibattito sul terreno dei fatti, allontanandolo dalle suggestioni e dalle ricostruzioni che, nelle ultime settimane, hanno alimentato aspettative destinate a scontrarsi con la realtà dei regolamenti.
Il tema è quello dei ripescaggi in Serie D, argomento che continua ad essere al centro del confronto nella piazza tarantina. Eppure il comunicato della LND non lascia spazio a interpretazioni.
L’eventuale completamento dell’organico del campionato potrà avvenire soltanto qualora si determinino posti vacanti rispetto al format di 162 società e, soprattutto, seguendo rigorosamente una graduatoria già definita secondo criteri oggettivi e predeterminati.
Non esistono valutazioni discrezionali, né margini di scelta da parte dei vertici della Lega Nazionale Dilettanti.
Ma c’è di più. Proprio per fugare qualsiasi equivoco, la Lega Nazionale dilettanti ha ribadito che l’intero procedimento è vincolato ai criteri fissati dai Comunicati Ufficiali federali e alla verifica della Co.Vi.So.D., escludendo qualsiasi possibilità di intervento discrezionale. Questo significa che neppure gli organi di vertice della Federazione Italiana Giuoco Calcio possono adottare provvedimenti straordinari o eccezionali che alterino l’ordine della graduatoria o deroghino alle norme che disciplinano i ripescaggi.
Le regole sono state fissate prima dell’apertura delle domande, i punteggi sono stati attribuiti sulla base di parametri oggettivi e ogni società ha avuto la possibilità di prenderne visione e formulare eventuali osservazioni. Una volta concluso questo iter, il procedimento segue un percorso automatico.
In questo contesto si inserisce la posizione del Taranto. Il club figura tra le dodici società che hanno presentato domanda di ammissione (una si è ritirata), ma occupa l’ultima posizione della graduatoria.
Un dato oggettivo che, indipendentemente dal numero di eventuali vacanze d’organico che dovessero verificarsi, rende di fatto irraggiungibile il traguardo della Serie D.
È una realtà certamente amara da accettare, soprattutto per una piazza che negli ultimi anni ha conosciuto delusioni profonde e che continua a nutrire il desiderio di rivedere il proprio nome nei campionati nazionali. Ma proprio il rispetto dovuto ai tifosi impone di distinguere tra ciò che si spera e ciò che, invece, consentono i regolamenti.
Continuare a invocare interventi della Federcalcio, rivolgere appelli alle istituzioni calcistiche o alimentare la convinzione che possa arrivare una soluzione “politica” significa inseguire una prospettiva che oggi non trova alcun fondamento normativo.
Non perché manchi la volontà, ma perché la volontà, in questa materia, non ha alcuno spazio: prevalgono esclusivamente le norme.
La stessa LND ha sentito la necessità di intervenire pubblicamente proprio perché le indiscrezioni e le interpretazioni diffuse negli ultimi giorni rischiavano di generare aspettative non corrispondenti alla realtà. È un messaggio che dovrebbe essere raccolto con senso di responsabilità da tutti gli attori coinvolti.
Per il Taranto il prossimo orizzonte resta il campionato regionale di Eccellenza pugliese.
È una conclusione che può dispiacere, ma non cambia la sostanza dei fatti. Nel calcio, come in ogni competizione organizzata, le emozioni accompagnano il percorso, ma sono i regolamenti a determinarne l’esito. E oggi quei regolamenti raccontano una sola verità: insistere nel coltivare illusioni non avvicina il Taranto alla Serie D, ma rischia soltanto di prolungare una speranza che le norme, purtroppo, hanno già spento.
Per questo, il compito di chi informa non è alimentare speranze prive di fondamento, ma raccontare la realtà.
E la realtà, oggi, dice che il futuro del Taranto passa dall’Eccellenza pugliese. Tutto il resto appartiene al terreno delle illusioni, non a quello dei regolamenti.


