di Vittorio Galigani
Il nuovo calcio Taranto, una volta riammesso, potrà ripartire, al massimo, dal campionato regionale di Eccellenza. La prima stagione senza un impianto sportivo in esclusiva ed adeguato alle esigenze, logistiche, dei suoi sostenitori. Praticamente sempre in trasferta, certamente a capienza limitata, anche per ragioni di ordine pubblico. Tralasciando l’incidenza dei mancati ricavi (in generale) occorreranno 700/800 mila euro per la gestione (quest’anno a Barletta per vincere il campionato di Eccellenza, stanno spendendo circa 1,2 milioni)
Il timore delle cattedrali nel deserto è reale. Il calcio ed il basket, a Taranto, si debbono far giocare. Iacovone e Palamazzola, ristrutturati, debbono avere un costante impiego futuro. Non si può fare diversamente perché, altrimenti, quei 300 milioni utilizzati risulterebbero gettati alle ortiche. Queste, con estrema sintesi, le risultanze della “entrata” in campo del Commissario ai Giochi del Mediterraneo, Massimo Ferrarese. Un’iniziativa lodevole che, in proiezione, deve essere sostenuta da tutte le componenti del territorio.
Ferrarese, fiducioso, è in pratica ricorso a una “chiamata” alle armi. Il commissario è anche disponibile in prima persona “sine die”, considerando la ristrettezza dei tempi a disposizione, a provvedere, ove necessità lo richiedesse, a costituire le due Società ed iscriverle ai rispettivi campionati di competenza. Appare evidente che l’input è giunto dall’alto. Attenzione, per riavvolgere il gomitolo, non per “recitare” da protagonista. Il tutto in attesa di risposte!
Se queste dovessero tardare rappresenterebbe una sconfitta per la città. Un brutto segnale ove, da qui a maggio, il territorio non riuscisse ad esprimere una forza economico/imprenditoriale in grado di far “ripartire” le due discipline sportive, calcio e basket, attualmente estromesse dalle rispettive competizioni.
A proposito le verità del passato, riguardanti l’imprenditoria del territorio, per quanto concerne il calcio, non sono affatto incoraggianti. Lo narra il vissuto di precedenti gestioni e storici presidenti. Come Di Maggio, Giovanni Fico, Donato Carelli, Vito Fasano. L’ultimo dei presidenti “veri” è stato Gigi Blasi. Poi il vuoto. Basta risalire al 2012. Ripartirono, componendo un gruppo, sulle ceneri del fallimento D’Addario. Con una sorta di associazionismo. Ci sono volute 7 presidenze e 9 anni prima di potersi riaffacciare tra i professionisti. Scalando, nel tempo, difficoltà sempre più impegnative. Le recenti, pessime vicende sono sotto gli occhi di tutti. E pensare che non è ancora finita!
Relativamente al futuro, sarà determinante comprendere, nei dettagli, il “compito” della costituenda Fondazione. Qualunque dovrà essere la sua denominazione. Tempi e metodi quindi. Portando come esempio la gestione finanziaria dell’azienda calcio. Tradotto in spiccioli, quale e quanto il contributo per il calcio? E quanto poi per il basket? In un programma pluriennale a medio termine.
Il nuovo calcio Taranto, una volta riammesso, potrà ripartire, al massimo, dal campionato regionale di Eccellenza. La prima stagione senza un impianto sportivo in esclusiva ed adeguato alle esigenze, logistiche, dei suoi sostenitori. Praticamente sempre in trasferta, certamente a capienza limitata, anche per ragioni di ordine pubblico. Tralasciando l’incidenza dei mancati ricavi (in generale) occorreranno 700/800 mila euro per la gestione (quest’anno a Barletta per vincere il campionato di Eccellenza, stanno spendendo circa 1,2 milioni).
Vinto il primo campionato (considerando che comunque non è mai facile vincere al primo colpo, in nessuna categoria) per tornare tra i professionisti bisognerà poi vincere il Serie D (per i costi confrontarsi con l’attuale Casarano primatiste nel girone H), poi scalare la nuova serie C2 semiprofessionistica, per “atterrare”, finalmente, in quella che, in virtù della riforma, sarà la terza serie professionistica. Con un “sogno” che si chiama serie B. Un investimento iniziale minimo (nel caso migliore) di 5/6 stagioni sportive, per un valore complessivo (benevolo) di 8/9 milioni di euro (considerando che l’ultima gestione “seria” di Giove è costata 3,6 milioni, nonostante le sciocchezze che raccontava in giro Capuano).
Il territorio, nel presente, non è in grado di esprimere una tale forza economica. Neppure in associazione. Provare per credere. 20 investitori con un minimo di oltre 400 mila euro a testa. Facciano l’appello, vediamo in quanti rispondono concretamente. Al di là delle difficoltà oggettive di riuscire a far “convivere” tante teste. Sai le sgomitate, le contradizioni e le diversità di vedute!
A meno che… A meno che i “poteri” forti che ci governano non tengano un asso nascosto nella manica. A tal proposito piace pensare che i vertici delle Istituzioni stiano lavorando sotto traccia. Cosa dire di un ambizioso programma di rinascita anche per scacciare quel timore “sotterraneo”, neppure tanto malcelato, delle cattedrali nel deserto. Una componente nuova. Un inaspettato “investitore” esterno, con un articolato, condiviso piano industriale per il territorio. Costruito su solide decisioni strategiche emirati obbiettivi sia imprenditoriali che sportivi. Un vero “titano”, con un potere finanziario assoluto. Avente in organico un management di prim’ordine e con una suddivisione capillare delle responsabilità di settore. Il tutto per realizzare un progetto ambizioso che va ben oltre i programmi e le gestioni “sofferte” delle ultime stagioni.