Il bomber, attuale direttore tecnico del Piacenza, riannoda il filo con il passato. Negli anni ’80 fece sognare la piazza rossoblù con i suoi gol. Dalla doppietta al Genoa e alla rete alla Lazio «fondamentali per salvare la B» al presidente Fasano «con lui avremmo potuto aprire un ciclo» sino a Maiellaro «Coppia perfetta in campo» e Pasinato «Un vero signore».
In momenti difficili come questi diventa più semplice pensare al passato. Quando, cioè, tutto procedeva secondo una cadenzata normalità, che vedeva il Taranto oscillare tra Serie B e Serie C. Di fatto un’autodifesa particolarmente sviluppata nel tifoso rossoblù, quasi un anticorpo, contro un presente che ogni giorno devasta il cuore. Uno dei simboli del Taranto che fu è Totò De Vitis, centravanti di spessore che nel biennio 1986/88 fece sognare la piazza con i suoi 32 gol in 83 partite. Oggi De Vitis, 60 anni, è il direttore tecnico del Piacenza, club che milita nel girone D della Serie D.
De Vitis, quando un tifoso del Taranto pensa a lei, il pensiero corre alla doppietta segnata al Genoa o alla rete contro la Lazio nello spareggio di Napoli per restare in B: lei ha preferenze?
«La doppietta siglata contro il Genoa, nella mia Lecce, mi ha regalato emozioni particolari. In uno stadio strapieno giocammo una partita con in palio obiettivi importanti sia per noi che per i nostri avversari. I miei furono gol fondamentali per accedere agli spareggi con Lazio e Campobasso e salvarci».
Nei suoi due anni tarantini realizzò anche una tripletta alla Cremonese: correva il 22 febbraio 1987 e la gara termino 3-1, che ricordi ha di quella sfida?
«In porta c’era Michelangelo Rampulla a cui ho fatto tanti e bei gol, anche quando ho militato in formazioni diverse dal Taranto. Tanto che anche lui ne ha parlato anche in un’ntervista di diverso tempo fa (ndr intervista rilasciata da Rampulla alla Gazzetta dello sport nel 2002, in cui definisce De Vitis «bestia nera»)».
Il suo gemello del gol, nella stagione 1986/87, era Pietro Maiellaro: ha modo ancora di sentirsi con lui?
«Raramente. In campo, all’epoca, eravamo un’accoppiata perfetta: lui creava le occasioni e io le sfruttavo».
Antonio Renna e Fernando Veneranda, nella prima annata, e Antonio Pasinato nella seconda sono stati i suoi allenatori rossoblù: a chi non li ha conosciuti potrebbe descriverli?
«Renna era leccese come me e anche cugino di mio padre. Era una persona squisita e che aveva fatto la storia ad Ascoli, quello “dei miracoli” e che stravinse il campionato di B ‘77/78. Una persona davvero spettacolare. Partimmo con una squadra giovane e all’inizio avemmo qualche difficoltà che pagò con l’esonero. Lo sostituiti Veneranda, che aveva un carattere totalmente diverso. Aveva su noi un impatto forte: in campo pretendeva molto sotto l’aspetto comportamentale e caratteriale. Era uno tosto e con lui riuscimmo a salvarci. Pasinato era un vero signore che dava del lei a tutti: non ho avuto nessuno come lui. Era una persona splendida, un grande allenatore che aveva vinto e stravinto tutto».
E del presidente Vito Fasano cosa vorrebbe raccontarci?
«Era un imprenditore che stava riscuotendo un grande successo lontano dall’Italia e sembrava che potessero esserci tutti i presupposti per aprire un ciclo. La squadra costruita nel primo anno era molto giovane, ma aveva un futuro che poteva essere diverso. Le difficoltà che il Taranto ha avuto nel corso degli anni successivi a Fasano è dovuto anche a una mancanza di solidità economica. Davvero un peccato perché la piazza meriterebbe di poter vivere la gioia della Serie B e della Serie A, perché farebbe 20.000 spettatori ogni domenica».
Quando è stato l’ultima volta a Taranto?
«Non ricordo, direi che manchi da un po’. Scendo spesso in Puglia per recarmi a Lecce, ma tornerei ben volentieri anche perché una parte dei parenti di mia moglie è tarantina».
In Italia non solo la famiglia Maldini. Anche la famiglia De Vitis è nel calcio da più generazioni, a cominciare da suo padre Gino, difensore e capitano del Lecce, per finire a suo figlio Alessandro: il calcio, nel vostro sangue, quali valori veicola?
«Con le dovute differenze con i Maldini (ride, ndr), alla base c’è tradizione e passione. Quest’ultima deve essere ail fondamento di qualsiasi lavoro. Credo, inoltre, che tutto sia scritto e lo dico come figlio e padre. Il mio papà non mi ha mai obbligato a intraprendere la carriera di calciatore e neppure io e mia moglie abbiamo mai detto nulla a nostro figlio. È stato tutto naturale».
Suo padre ha giocato nel Lecce 129 partite e ha realizzato un solo gol, proprio al Taranto: lo sapeva?
«Ah no, non lo sapevo».
Ha iniziato come allenatore nel settore giovanile, ma poi ha preferito ruoli di tipo dirigenziale, perche?
«Ho scelto di seguire i giovani perché non avevo intenzione di allenare le prime squadre. Ho sempre privilegiato altre carriere che mi soddisfacevano maggiormente come il direttore sportivo, inizialmente a Piacenza, e il responsabile dei settori giovanili. Sono stato quattro anni a Firenze con Corvino come responsabile scouting viola. Poi tra Parma e Sassuolo sono stato accanto a Checco Palmieri per dieci anni e ora sono a Piacenza come direttore tecnico. Ho cercato di fare tutto ciò che volevo con la dovuta passione».
Cambiamo argomento, secondo lei quale direzione avrebbe preso il calcio?
«Dobbiamo partire dal presupposto che come è cambiata la vita di tutti giorni, negli ultimi trent’anni è cambiato anche il calcio. Andiamo verso un calcio totalmente diverso rispetto al mio. Lo era allora, ma adesso il risultato è ancora più importante. Mi auguro che nel calcio lavorino persone che abbiano avuto reali esperienze calcistiche, perché ce ne sono altre che nulla vi hanno a che fare. C’è bisogno di una rinnovata competenza».
Forse mancano personalità e presidenti come Viola, Rozzi, Anconetani, che a distanza di tempo sono ancora simbolo di un calcio intriso di passione?
«Oggi, purtroppo, i simboli durano sempre meno».
Piacenza cosa è per lei?
«È la città in cui vivo, dove lavoro e nella quale è nato il mio nipotino. Il mio cuore resta nel Salento».
Foto gentilmente concessa dal Piacenza calcio 1919